Sulle battute dei politici nei tg Baldazzi scrive – e mi pare l’unico rilievo interessante nell’osservatorio di ieri – che “è assai probabile che ai teleutenti non gliene importi un fico secco di questa politica che vive di scontri poco comprensibili e di protagonisti impegnati all’estremo nelle estenuanti “battaglie finali”. Forse è probabile, forse no. Bisognerebbe capire se questo avviene perché l’informazione registra frettolosamente i bisticci senza spiegare bene i motivi all’origine dei medesimi o se invece i tg scelgono di raccontare gli scontri, convinti che siano proprio questi ultimi ad attirare gli spettatori e non “noiosissimi argomenti” come la legge elettorale, lo stravolgimento della Costituzione o una riforma del lavoro destinata ad incidere sulle condizioni di vita e sui diritti dei lavoratori, per spiegare i quali bastano e avanzano i tweet eloquenti del premier (nandocan).   

***di Alberto BaldazziUn Renzi in pole position sulle testate Rai e La7 per la vicenda dell’interim per il ministero delle infrastrutture e per l’ulteriore puntata della resa dei conti con la variegatissima e litigiosa sinistra del Pd. L’interim – che per Mentana sarà tutt’altro che breve – permetterà al premier di pianificare la rivoluzione interna al ministero-mangiatoia dei lavori pubblici. L’impegno assunto con Mattarella sarebbe invece per Tg2 quello di una sostituzione a breve. Sui dissidi interni Renzi contrappone quella che secondo lui è reale pigrizia dei professori al finto autoritarismo di cui il suo gabinetto è accusato. Il super renziano Richetti ha oggi rincarato la dose, accusando le minoranze di puntare solo a mantenere posti, tanto che lo stesso Cuperlo – nei giorni scorsi molto critico con D’Alema – si è “risentito”. L’informazione ovviamente riporta il tutto, ma è assai probabile che ai teleutenti non gliene importi un fico secco di questa politica che vive di scontri poco comprensibili e di protagonisti impegnati all’estremo nelle estenuanti “battaglie finali”.
Non è per questo, però, che Tg5 si occupa di Renzi e del governo nella seconda parte dell’edizione. Il motivo è che i Tg annusano l’imminente campagna elettorale per le regionali, e il teorema secondo cui “se non si vede in Tv, non esiste”, porta a privilegiare le storie e i protagonisti “di famiglia”. Il caso Milano, con la prospettiva tra un anno di sostituire il centrodestra alla attuale giunta Pisapia che non si ricandiderà, è un po’ di là da venire, ma tutto fa brodo; ecco dunque intervenire Toti e Salvini.
Tg5 esordisce con i funerali delle vittime piemontesi e con le indagini in Tunisia (presenti anche nelle altre testate ma a mezza edizione). L’impressione è che la strage al Museo del Bardo non permarrà a lungo nelle scalette.
Tg3 apre con le dichiarazioni di Draghi che magnifica la sua manovra ma striglia i governi perché non si siedano sui risultati garantiti dalla Bce. Tg2 fa in tempo a riportare la conclusione dell’incontro al vertice Merkel-Tsipras. che non avrebbe prodotto un reale avanzamento. Le altre testate sembrano più possibiliste.
La lettura dei risultati delle elezioni amministrative in Francia è abbastanza omogenea sulle diverse testate: è più facile “leggere” correttamente i risultati quando non ci riguardano da vicino.
Il ministro Poletti che ipotizza un periodo di lavoro per ragazzi e ragazze durante i 3 mesi di ferie estive, rappresenta un tema alquanto “pop”, ampiamente ripreso da tutti e soprattutto da Mediaset.
La richiesta di rinvio a giudizio per Bossetti per l’omicidio Yara Gambirasio è presente trasversalmente, così come l’ultimo omicidio stradale a Monza, che però non potrà essere perseguito come tale perché il reato non esiste ancora nel nostro ordinamento.
Tg2 ci propone un tuffo nel passato niente male raccontando la storia della lotta per l’obiezione di coscienza, riconosciuta per legge nell’ormai lontano 1972. Buoni anche i servizi che descrivono la realtà attuale del servizio civile.