Dialogo con Pino
PINO
Siamo determinati dall’evoluzione, dalle necessità, dalle abitudini, dal
contesto socio / storico / economico. Ed in questo esser determinati sta
dentro il nostro “libero arbitrio” come aspetto opposto all’esser
determinati …
FERNANDO
Al libero arbitrio non credo, perché le motivazioni possibili del nostro
agire non hanno tutte lo stesso peso sulle nostre personali “decisioni”.
perché la più forte non dovrebbe essere destinata a vincere? E’ pur vero
che noi abbiamo la sensazione di scegliere liberamente, ma quest’apparente
libertà è il modo di funzionare della necessità al livello d’evoluzione
umano. Il nostro cervello funziona “come se” fosse libero.
PINO
Perfetto! Nemmeno io credo nel libero arbitrio in quel senso … ma tu
stesso con “come se fosse libero” … Io voglio dire di più: la nostra
mente “deve” presupporre il libero arbitrio.
FERNANDO
C’è un brano del biologo Henri Laborit che mi sembra illuminante a questo
riguardo. Scrive Laborit che “ciò che può chiamarsi ‘libertà’ (se proprio
teniamo a questa parola) è l’indipendenza, molto relativa, che l’uomo può
acquistare scoprendo parzialmente e progressivamente le leggi del
determinismo universale. Allora, ma soltanto allora, diventa capace di
immaginare un modo di servirsi di queste leggi per sopravvivere meglio, e
ciò lo immette in un altro determinismo, tipico di un altro livello
d’organizzazione, fino a quel momento ignorato. È compito della scienza
raggiungere nuovi livelli di organizzazione delle leggi universali.
“Finché ha ignorato le leggi della gravitazione – prosegue Laborit -
l’uomo ha creduto di poter essere libero di volare. Ma, come Icaro, si è
sfracellato al suolo. O meglio, ignorando che non aveva la possibilità di
volare, non sapeva di essere privo di una libertà che per lui non
esisteva”.
Una volta scoperte le leggi della gravitazione, l’uomo è potuto andare
sulla luna. Così facendo, non si è liberato da quelle leggi, ma le ha
adoperate a suo favore. Neppure in questo caso ha compiuto una libera
scelta, “perché la sua immaginazione funziona solo se lui è motivato,
dunque animato da una pulsione endogena o da un avvenimento esterno. E la
sua immaginazione può funzionare solo adoperando un materiale memorizzato
che non ha scelto liberamente ma che gli è stato imposto dall’ambiente. E
infine quando una o più soluzioni nuove saranno in apparenza offerte alla
sua ‘libera scelta’, agirà ancora una volta rispondendo alle sue pulsioni
inconsce e ai suoi automatismi di pensiero,altrettanto inconsci” (“Elogio
della fuga”, pag.74).
Queste considerazioni di Laborit mi sembrano ragionevoli.
Scrivendo che “la nostra mente deve presupporre l’illusione del libero
arbitrio” intendevo dire che l’opzione apparentemente libera tra
alternative diverse è per l’appunto il modo di funzionare del nostro
cervello, il suo modo cioè di organizzare i dati dell’esperienza
sensoriale per predisporsi all’azione, che è il suo unico vero scopo.
Prima che alla fisica, bisognerebbe far riferimento alla biologia. Per
questo ho citato Laborit.
PINO
Io però mi intendo solo di fisica, e in fisica qualunque legge può essere
enunciata solo sulla base di misure corrette. Le misure devono essere
fatte con:
1) strumenti il cui margine di errore sia trascurabile rispetto al
contesto.
2) strumenti la cui influenza relativa al fenomeno in questione sia
trascurabile.
Mancando l’ipotesi, anche solo teorica, di uno solo dei due punti
mancherebbe la possibilita‘ concettuale di formulare una legge e, quindi,
di prevedere il determinismo meccanicistico insito in un fenomeno. Ebbene,
con cio‘, abbiamo già dentro uno schema fisico/meccanicistico, un muro
insormontabile concettualmente.
FERNANDO
A quali strumenti ti riferisci? Immagino che tu ponga anche, e in primo
luogo, il cervello umano tra questi strumenti e che pertanto tu voglia
dire, in parole povere, che il cervello umano non può misurare se stesso.
Sbaglio?
PINO
No, non sbagli, ma non c’è solo questo. Certi fenomeni, con una certa
complessita‘, in certi contesti non sono “di principio” riconducibili ad
alcun determinismo … da cui “il caso” con pieno diritto ed anche, entro
i limiti di una doverosa modestia filosofica, il “libero arbitrio”.
Essendo marxista sono forse piu‘ convinto di te che gli uomini sono
determinati al massimo grado … Ma se una scienza sociale può prevedere
le “tendenze”, nessuna scienza esatta può ne‘ mai potra‘, per definizione,
misurare l’uomo singolo, perché lo strumento di misura coinciderebbe con
l’oggetto … e questo non può venir accettato da alcun fisico teorico
serio, anche se quel fisico avesse una propensione filosofica al
determinismo assoluto. Spesso (continuo con fisici e fisica come simbolo
…) il fisico nella vita ha dubbi filosofici cui, nella prassi del suo
mestiere, attribuisce scarso valore … ma i fisici sono spesso distratti!
FERNANDO
Per carita’, non voglio certo attentare alla tua etica professionale
…ma, credimi, il dubbio e’ cio’ che meglio distingue l’uomo dagli altri
animali….
Comunque, ho l’impressione che tu ponga al centro dell’attenzione una
realta’ “oggettiva” di cui la mente umana e la scienza riuscirebbero a
scoprire i segreti e le “leggi”. Io penso invece che tutto cio’ che viene
percepito ed elaborato dal cervello umano, individuale e ovviamente di
specie, sia soggettivo, compresa la cosidetta realta’.
Non credo che ci sia realmente un progresso verso la conoscenza di una
realta’ “oggettiva” – che forse esiste, ma forse no e comunque e’ fuori
della nostra portata. Ipotizzo invece che il cervello umano analizzi ed
elabori i dati della sua esperienza sensoriale affidandosi a modelli più o
meno precari che hanno il solo scopo di consentirgli di agire. Sono
modelli (o teorie) validi – ma forse sarebbe meglio dire utili – finche’
non vengono “falsificati”. Inoltre, se il linguaggio e’ una convenzione
tutto cio’ che esprimiamo con il linguaggio non può che essere
“convenzionale”.
PINO
Bene; allora usiamo un solido muro come esempio. Con un po‘ di
cavillosita‘, un pizzico di logica,qualche sofisma e, magari, qualche coda
di rospo
) si può sostenere che quel muro e‘ solo una proiezione della
nostra mente e nulla può darci una prova assoluta, definitiva,
inconfutabile che quel solido muro esista in se e per se aldila‘ ed
aldifuori di ogni concreto rapporto tra uomini e cose, tra uomini e muri,
tra idee di uomini ed astrazioni di muri … Nonostante queste (ed
infinite altre sottili, cavillose, sofisticate, profonde …)
considerazioni penso che di fronte ad un solido muro tutti noi (penso e
spero …) ci asterremmo dal prendere la rincorsa per raggiungere il muro
a testa bassa sino a spaccarci il cranio!
FERNANDO
Io non ne sono più cosi’ sicuro, considerando la mia ostinazione nel
difendere una tesi cosi’ impopolare…;-)
PINO
Voglio dire che, per quanto riguarda il nostro tema, nella pratica questo
scegliere di fare o di non-fare e‘ vissuto a tutti gli effetti come se il
“libero arbitrio” fosse un solido muro che impone la sua durezza …
FERNANDO
Naturalmente. Avevo io stesso precisato che “il nostro cervello funziona
come se fosse libero.
PINO
Certo che osservando i fenomeni di massa nell’umanita‘ ed ancor piu‘ se
questi fenomeni riguardano il passato non nego affatto che vi si
intravedano delle tendenze deterministiche. Anzi, essendo materialista e
marxista tendo a dare un gran peso ad una componente deterministica nel
comportamento umano … ma solo a livello di:
· tendenza
· relativamente a masse molto grandi di uomini
· in senso medio / statistico / probabilistico
Per me, determinismo e libero arbitrio individuale non sono due cose
diverse ed in conflitto logico; sono i due aspetti estremi di un unico
fenomeno in cui liberta‘ e determinismo si convertono l’uno nell’altro e
viceversa … dall’individuo alle masse formate da grandi moltitudini di
individui e dalle masse di tanti uomini sino al ruolo di particolari
individui singoli che si collocano con la loro singolarita‘ in particolari
situazioni e momenti delle tendenze deterministiche generali.
A livello personale io (e ciascuno di noi, penso …) mi muovo come se il
libero arbitrio esistesse davvero e quindi, rifiutando la veridicita‘ in
se‘ perché un po‘ astrazione slegata da ogni riflesso nel concreto, il
libero arbitrio c’e‘ visto che debbo usarlo nella pratica quotidiana!
FERNANDO
Io mi limiterei a dire: mi muovo e mi sembra che il libero arbitrio esista
davvero. Se la “veridicita’ in se’ ” e’ un’astrazione, il libero arbitrio
può considerarsi un mito che usiamo nella pratica quotidiana, una forma di
semplificazione che la coscienza opera solo perché non può conoscere ( e
al tempo stesso non vuol riconoscere) la complessita’ dei processi
mentali. Non posso dire: il libero arbitrio c’e’. Posso forse dire: il
mito del libero arbitrio funziona.
Ad ogni modo, dubitare del libero arbitrio non significa necessariamente
essere deterministi. Perfino se cio’ che accade nel nostro cervello
dipendesse da un insieme esclusivamente aleatorio di accidenti, non per
questo avremmo la certezza del libero arbitrio. Al contrario. Mi pare che,
almeno in questo, si possa dar ragione a Marvin Minski, scienziato del
Massachussets Institute of Technology, che dicono sia un’autorita’
mondiale in materia.
“Quali che siano le azioni da noi scelte – scrive Minski – esse non
possono minimamente cambiare cio’ che altrimenti avrebbe potuto essere,
perché le inesorabili leggi naturali avevano gia’ causato gli stati
mentali che ci hanno fatto decidere in quel modo. E anche se la scelta e’
stata fatta in parte per caso, non vi e’ comunque nulla che noi possiamo
decidere.
“Ogni azione che compiamo scaturisce da una moltitudine di processi
interni alla nostra mente. Talvolta ne comprendiamo alcuni, ma per la
maggior parte essi superano di molto la nostra comprensione. Tuttavia non
e’ certo allegro pensare che cio’ che facciamo dipende da processi che non
conosciamo, e noi preferiamo attribuire le nostre scelte alla nostra
volonta’, al nostro arbitrio e all’ autocontrollo. Ci piace dare nomi a
cio’ che non conosciamo e invece di chiederci come funzioniamo, parliamo
semplicemente della nostra libertà. Forse sarebbe più onesto dire: “la mia
decisione e’ stata determinata da forze interne che io non comprendo”. Ma
a nessuno piace sentirsi controllato da qualcos’altro…..Quindi, benche’
resistere sia vano, continuiamo a considerare tanto la Causalita’ quanto
il Caso come intrusi nella nostra libertà di scelta. Ci resta solo una
cosa da fare: aggiungere al modello che abbiamo della nostra mente
un’altra regione. Immaginiamo allora una terza alternativa, più facile da
sopportare: immaginiamo una cosa chiamata libero arbitrio, che trascende
entrambi i tipi di vincoli”. (“La societa’ della mente”, ed. Adelphi).
PINO
OK! Sono d’accordo; solo che …. NOI SIAMO “quella moltitudine di
processi interni della nostra mente”; non ne siamo il prodotto passivo
…MA SIAMO PROPRIO QUEI PROCESSI
)
FERNANDO
Non posso certo rispondere a nome di Minski, ma ti assicuro che io non ho
mai pensato che noi fossimo il “prodotto passivo” dei nostri processi
mentali. Non intendo imbarcarmi in dibattiti metafisici, ma non ho alcuna
difficolta’ ad ammettere che noi siamo ANCHE quei processi mentali. E con
questo? Il problema del libero arbitrio non riguarda il rapporto tra un
astratto “noi” e quei processi, ma il rapporto tra quei medesimi e
l’azione compiuta o la decisione presa.
La questione è: considerando la catena (o meglio:la rete) di questi
processi mentali – che PROPRIO perché NOI SIAMO QUESTI PROCESSI noi non
possiamo modificare come se fossero oggetto altro da noi – nell’istante
in cui vengono pronunciati il “sì” o il “no”, abbiamo la libertà di
intervenire per dire un no al posto del si’ o viceversa?
Al contrario di te, chi crede nel libero arbitrio non accetta di
identificarsi con i processi mentali che condizionano le nostre azioni
perché postula una non meglio identificata “volonta’”/”libertà” capace di
contrastare o almeno di governare quei processi mentali.
PINO
Per chiarire definitivamente con una battuta il mio punto di vista: dimmi
come Tu ti regoli tu nella tua reale vita.. ed io ti diro‘ cosa pensi Tu
del libero arbitrio:-)).
FERNANDO
E’ ovvio che nella pratica quotidiana, nell’istante della singola
decisione, condivido anch’io l’illusione del libero arbitrio… se cosi’
non fosse, allora si’ che dovrei preoccuparmi perché il mio cervello
funzionerebbe in modo “anormale”…..Ma pur essendo convinto che si tratti
di un’illusione “necessaria” al buon funzionamento del sistema nervoso
dell’homo sapiens, credo anche che la consapevolezza di quell’illusorieta’
faccia anch’essa parte di me e cioè della catena di processi mentali che
danno origine alle mie azioni, una catena in cui istinti, relazioni, miti,
conoscenze hanno ugualmente peso e cittadinanza. Mi pare che la mia
convinzione trovi un certo fondamento nella ricerca “neuroscientifica” più
aggiornata, ma soprattutto mi piace credere che abbia un ruolo importante
per quel “sentimento di fondo” che amiamo definire benessere; riducendo
l’ansia che e’ quasi sempre all’origine di pasticci, aiutando a
riconoscere ed accettare se stessi e migliorando l’ equilibrio interiore,
senza complessivamente nulla togliere (cosi’ mi pare e perdonate
l’immodestia
) al rigore e al senso di responsabilita’ con cui vengono
prese le mie decisioni .